Andrea Olivero traccia un bilancio di 4 anni da Viceministro

La legislatura parlamentare si avvia alla conclusione. Tracciamo con il viceministro Andrea Olivero un breve bilancio dell’attività svolta.

Quali sono stati gli interventi che le hanno dato maggiore soddisfazione?

“Tra i tanti provvedimenti – che rendono questa Legislatura la più prolifica dell’ultimo ventennio nel campo agricolo – ne voglio ricordare quattro, di cui sono davvero fiero: la Legge sull’agricoltura sociale, attesa da anni e nella quale ho messo a frutto le mie competenze sociali; il Testo Unico della Vite e del Vino, per il quale ho utilizzato le competenza di tanti amici delle nostre colline; la Legge contro lo spreco alimentare, che sta funzionando e ci consente di raddoppiare il cibo da distribuire ai poveri, altrimenti destinato alla discarica. Infine – è la fatica di questi ultimi mesi – la nuova Legge forestale, attesa da decenni, che contrasta la visione museale del bosco e introduce il principio della gestione forestale sostenibile”.

Quali provvedimenti hanno dato risultati più evidenti? “Sicuramente il primo è stato l’abolizione di Imu, Irap e Irpef per le imprese agricole, che ha tagliato 1,3 miliardi di tasse agli agricoltori. Quindi la creazione del Piano per la promozione del Made in Italy, che ha fatto crescere l’export agroalimentare a livelli record: quasi il 30 per cento in 4 anni. Importantissime, poi, le norme che hanno inserito l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti: dal latte ai formaggi, dalla pasta al riso, fino alle conserve di pomodoro. In questo modo abbiamo dato garanzie ai consumatori e tutele ai produttori italiani. Infine, per limitarmi ai principali risultati, la lotta alla contraffazione delle eccellenze italiane: in tre anni abbiamo ottenuto che l’Europa perseguisse le truffe e che sulle piattaforme di vendita online si possano bloccare in 24 ore i prodotti alimentari fasulli. Centinaia di tonnellate di falso Made in Italy sono state tolte dal mercato”.

Cosa non è riuscito a concludere?

“Penso di aver fatto fino in fondo il mio dovere, ascoltando, studiando e prendendo decisioni, come ci si aspetta dalla politica. Certo avrei voluto portare a termine il Codice Agricolo, rinnovando e semplificando le norme anche in altri settore, oltre al vino. L’Italia ha bisogno di una massiccia cura di “disintossicazione burocratica” per togliere costi e liberare energie. Ma per farlo ci vuole tempo e molto lavoro. Abbiamo iniziato, con buoni risultati, però tanto è ancora da fare a questo riguardo”.

Il suo rapporto con il territorio della provincia di Cuneo?

“La nostra terra è stata sempre al centro del mio impegno. Ho speso tutti i miei fine settimana a incontrare sindaci e amministratori, girare aziende, incontrare cittadini per comprendere le esigenze e provare a risolverne i problemi. Faticoso, ma bellissimo. Alcune grandi questioni (completamento autostrada e viabilità, finanziamento della provincia, tutela dei piccoli Comuni) hanno visto poi un mio impegno tanto nella “Granda” quanto a Roma, per portare in sede di governo le istanze del territorio. Grande aiuto mi è arrivato dall’Associazione Monviso in Movimento presieduta a Alberto Valmaggia che, col suo radicamento nel territorio e la sua capacità di dare voce al civismo, mi ha sempre aiutato a comprendere problemi e soluzioni possibili”.

E’ inevitabile chiederle se si ricandida. “Nonostante la fatica non mi manca l’entusiasmo e la voglia di andare avanti, se ci saranno le condizioni politiche e se gli elettori lo vorranno. Nelle prossime settimane mi confronterò con tanti amici, che mi hanno accompagnato in questa esperienza, e prenderò una decisione”.

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